Appunti di storia dell'Europa orientale

In questi appunti si ripercorrono i principali avvenimenti storici che hanno coinvolto l'Europa orientale dall'alto medioevo al 1945.

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Il pellegrino in Terrasanta

Ecco quanto si spendeva nel Trecento per recartsi a visitare i luoghi di Gesù:

* il passaggio a bordo di una nave da Venezia a Giaffa (andata e ritorno, vitto incluso) costava dai 20 ai 40 ducati (quanto una casa a Firenze) a seconda del tipo di sistemazione. Rinunciando al vitto si risparmiava la metà;

* noleggiare una cavalcatura a Giaffa, per raggiungere Gerusalemme, costava 4 ducati;

* l'ingresso al Santo Sepolcro costava l'equivalente di 7 ducati (oltre a una mancia per i custodi). Ma c'erano biglietti cumulativi per chi voleva entrare più volte;

* visitare anche i luoghi santi in Siria e nel Sinai comportava l'eborso di altri 10-12 ducati (sei mesi di paga di un muratore);

* il pellegrino che osava schiaffeggiare un musulmano doveva pagare una multa: mezzo ducato.

Fonte: Focus storia n° 16 (ottobre-novembre 2007)

Prezzi e stipendi nella Russia di fine ‘800

Potete trovarli a questo link:
http://www.maison-russie.fr/invites/monnaie/type/valeur_monnaie19.html

Francia - quarto di scudo 1603 per Rennes

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Stato: Francia
Anno: 1603
Re: Enrico IV
Valore nominale: 1/4 di scudo
Diametro: 27 millimetri
Peso: 9,56 grammi
Metallo: argento 917
Contorno: liscio

Dritto
HENRICVS. IIII. D. G. FRANC ET. NAVA. REX - 1603
Croce fogliata

Rovescio
IIII - SIT. NOMEN. DOMINI. BENEDICTVM - 9
Scudo di Francia coronato

Zecca: Rennes (9)
Tiratura: 317.520 pezzi
Direttore di zecca: Charles Bedeau (fiore di cardo, a destra del segno di zecca)
Incisore: Thomas Yves (mezzaluna sotto la M di DOMINI)
Assi: sfasati di 100° circa
Decreto: lettere patenti del 15 novembre 1589
Conservazione: BB+
Note: questa moneta è stata coniata dopo il 1° agosto: il fiore di cardo indica il direttore Charles Bedeau, entrato in carica il 1° agosto in sostituzione di François Mezard e Jacques Grandamy (in carica fino al 31 luglio 1603)
Riferimenti bibliografici: C.1517 - L.1066 - Dy.1224 - Sb.4686

STORIA
Enrico IV nacque a Pau il 13 dicembre 1553 e morì a Parigi il 14 maggio 1610; fu re di Francia dal 1589 alla sua morte. Era figlio di Antonio di Borbone, duca di Vendôme e di Giovanna III regina di Navarra. Fu detto il Grande (ma ebbe anche il soprannome di Le Vert Galant: verde per il colore con il quale più amava vestirsi, galante in riferimento alla sua grande passione per le donne).
Alla morte del predecessore Enrico III, ultimo membro del ramo dei Valois-Angoulême rimasto privo di eredi, per individuare il legittimo pretendente alla corona di Francia secondo la legge salica si dovette risalire al Luigi IX il Santo. Attraverso il figlio cadetto di quest'ultimo (Roberto di Clermont) si discese fino ad Enrico III di Navarra che, divenendo re di Francia, assunse il nome Enrico IV. Egli fu il primo re francese della dinastia dei Borboni.
Enrico era ugonotto ma si convertì al cattolicesimo il 25 luglio 1593, su suggerimento del Granduca di Toscana Ferdinando I de Medici, per poter salire sul trono di Francia. Egli pose fine alle guerre di religione iniziate diversi anni prima (1562) tra cattolici ed ugonotti: nell'aprile 1598 emise il cosiddetto Editto di Nantes, con il quale, a certe condizioni e con certi limiti anche territoriali, veniva concessa la libertà di culto in tutto il territorio francese. Questo atto fu primo esempio di norma basata sulla tolleranza religiosa.
Per quanto riguarda la politica economica, Enrico IV si affidò al ministro duca di Sully, un ugonotto che riuscì a realizzare l'opera di ricostruzione interna in una Francia stremata da più di trent'anni di guerre civili.
Nel 1604 introdusse la tassa detta paulette pagando la quale il funzionario acquistava, oltre agli emolumenti che gli sarebbero derivati dalla sua attività, anche la possibilità di trasmettere in eredità il suo ufficio. Rinasceva in questo modo una nobiltà giovane (la noblesse de robe, nobiltà di toga), un corpo di funzionari distinto e contrapposto all'antica nobiltà feudale (la noblesse d'epée, nobiltà di spada), la quale si vedeva lentamente sottrarre potere e prestigio soprattutto a livello locale. In questa prospettiva, la monarchia poteva disporre, per i suoi progetti assolutistici, della fedeltà di questo nuovo ceto contro le spinte centrifughe dell'antica nobiltà: infatti, l'obiettivo che Enrico IV si proponeva era esattamente quello di dissociare a livello locale le vecchie clientele dagli obblighi verso l'aristocrazia feudale. Così facendo però, siccome il denaro guadagnato non veniva più investito ma finiva in terreni e titoli, si assistette ad una graduale frenata dello sviluppo economico del paese.
Raggiunta una certa stabilità interna, Enrico IV nuovamente si occupò di politica estera seguendo un programma anti-spagnolo: stipulò accordi con le Province Unite, con Venezia, con Carlo Emanuele I di Savoia e con principi calvinisti tedeschi. Il progetto era ormai pronto quando nel 1610 François Ravaillac, un fanatico cattolico invasato dalle teorie del legittimo tirannicidio, uccise Enrico IV mandando a monte il disegno del re.

La zecca di Guardiagrele

Ecco l'edificio in cui si trovava la zecca di Guardiagrele (Chieti).

"COMUNE DI GUARDIAGRELE - In questo edifizio eo tempore Palazzo Marini nel sec. XIV per privilegio concessogli da Ladislao d'Angiò Durazzo re di Napoli e d'Ungheria, Na poleone Orsino II conte fece approntare l'officina monetale e battervi i bolognini, monete d'argento onore e lustro della universitas di Guardia di Grele"

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Prezzi e monete ne “I ragazzi della via Paal”

“I ragazzi della via Paal” è un romanzo per ragazzi di Ferenc Molnár, pubblicato a puntate su una rivista nel 1907 e destinato agli adulti come denuncia della mancanza di spazi per il gioco dei ragazzi. È forse il più popolare romanzo ungherese, nonché uno dei più noti classici della letteratura per l’infanzia.

Il romanzo contiene alcune citazioni di monete ungheresi dell’epoca in cui sono citati anche alcuni prezzi:

Csele invece si fermò a trattare un affare importante sotto un portone accanto alla scuola: il turco che vendeva i croccanti aveva alzato spudoratamente i prezzi. Il croccante, fino a prova contraria, costava un soldo in tutto il mondo e non due! Di solito il turco alzava il coltello e con un solo colpo tagliava un pezzetto di croccante da un soldo. Del resto, lì sotto quel portone, tutto costava un soldo. Costavano un soldo le tre prugne infilate nello stecchino, un soldo i tre fichi secchi legati con lo spago, un soldo la manciata di noccioline, un soldo il frutto candito. Un soldo costava pure il trancio di castagnaccio, e un soldo bastava anche per comprare il celebre “cartoccio dello studente” che è una delle cose più deliziose del mondo.

“Aspetta” disse Boka. “Tu vai a casa col tram. Tieni, ti do i soldi”. Si mise le mani in tasca. Non aveva che tre soldi e il calamaio brevettato dal quale gocciolava allegramente l’inchiostro turchino. Si tolse quindi di tasca quei tre soldi macchiati d’inchiostro e li porse a Nemecsek. “E’ tutto quello che ho”. Nel bazar di Csonakos ne trovarono altri due. Il biondino ne aveva uno e, benché l’avesse tenuto come portafortuna e l’avesse portato sempre con sé chiuso in una scatoletta da pillole, lo adoperò. Con sei soldi poteva già salire sul tram a cavalli.

“La società m’ha dato sessanta soldi perché io prendessi da solo quella vettura”.

Così dicendo Kolnay si mise le mani nelle tasche, che erano sullo stesso tipo di quelle di Csonakos. Cominciò a frugarvi e rovesciò il contenuto sul tavolo. Anzitutto posò sul panno verde un fiorino e quarantadue soldi, due marche da bollo, otto pennini nuovi e una pallina di vetro.

Dal fianco gli pendeva una tromba di rame acquistata a spese pubbliche, cioè coi venti soldi della società dello stucco sacrificati per scopi bellici.

Nonostante le nostre più vive proteste, il generale Janos Boka ha sequestrato con la forza il patrimonio della società (24 soldi) per scopi bellici, cioè per acquistare una tromba. Infatti la tromba è stata acquistata per 1 fiorino e 40 soldi (di cui ventiquattro soldi erano nostri). E pensare che al bazar Roser si possono comprare trombe per soli 50 soldi, anziché per 60 soldi.

Ritrovamento di monete angioine a Tornimparte (L’Aquila)

Durante gli scavi archeologici effettuati al castello normanno di Sant’Angelo, presso Castiglione di Tornimparte (L’Aquila), sono state rinvenute cinque monete angioine.

Si tratta di quattro quattrini ed un gigliato.
Solo due dei quattrini (del tipo croce-leone) sono parzialmente leggibili e databili al periodo 1382-1442; invece il gigliato, trovato piegato a metà, è leggibile e reca il nome di Roberto d’Angiò (1309-43).

Per ulteriori informazioni sul castello e sugli scavi, consiglio di visitare questa pagina:
http://www.ilcapoluogo.it/content.php?article.5084

Qui sotto: tre delle monete in questione.

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Napoli bombardata (4-5 agosto 1943)

Questa lettera è una drammatica testimonianza del bombardamento subito dalla città di Napoli nei giorni 4 e 5 agsoto 1943, ad opera degli anglo-americani.

Mittente: signora Dora Rocco del Giudice (Napoli)
Destinatario: avvocato Carmine Montopoli (Pescara)
Dai timbri presenti sulla busta sembra che la missiva sia stata bloccata dalla censura e restituita al mittente il 25 agosto.

Napoli, 5 agosto 1943
Gentilissimo Tenente ho ricevuto la Sua lettera e sentitamente la ringrazio del pensiero gentile avuto di ricordarsi di me e Le sono assai grata del buon ricordo.
Ha fatto in tempo ad allontanarsi; qui ce la siamo vista assai brutta, l’incursione più terribile che abbiamo avuta fu oggi. Non hanno lasciato nulla, Lei che è pratico di Napoli può comprendere; dalla torretta, l’Arco Mirelli, il 40°, tutta la riviera, piazza Calabritto, via Pace, via Filangieri, via Chiaia con i quartieri Superiori, il palazzo Salerno con il Palazzo Reale, l’Arsenale, qui in fiamme, Toledo, il largo della Carità, lo Spirito Santo, l’Upim (?), il palazzo dei telefoni, la (caserma) Zanzur, tutte le migliori chiese, perfino il Duomo e sarebbe troppo lungo elencare ogni cosa. Su da noi 5 bombe, due inesplose, le batterie, molti di noi colpiti, il mio laboratorio se l’è scampata. Vicino al Corpo di guardia ne è caduta una, lungo la discesa di monte di Dio siamo nelle condizioni del 28 aprile.
Anche io me la sono vista brutta, nel ricovero abbiamo passato un momento terribile, credevamo di non uscirne ! mio fratello Umberto fu sbattuto a terra ed è rimasto malconcio con una mano ed una gamba. L’altro mio fratello Claudio ha avuto il suo negozio in via Chiaia completamente distrutto !
È meglio non parlarne proprio più, siamo senza gas, senza acqua, senza mezzi di trasporto tanto che oggi non sono uscita di casa, non ci sono i tram, i treni non funzionano, come andare avanti ? Domattina un amico mi accompagna a Castellammare da dove proseguo per i Colli, e non verrò a Napoli se non quando calmeranno i guai o se una ragione impellente me lo impone. Ieri mi sono sentita tanto male, sono rimasta sotto un ricovero ben 3 ore, al primo allarme alle 11 non mi mossi e fu un ricognitore, alle 13 1/4 avemmo l’incursione, dopo un lungo giro per imboccare la riviera per recarmi a Posillipo a piedi ebbi un secondo o meglio il 3° allarme e sola andai a fiinire sotto il tunnel della direttissima a Piazza Amedeo ove rimasi fino alle 8 1/2, arrivando poi sfinita alle 9 1/2, trovando i miei preoccupati, e Decio che era arrivato a Napoli e preoccupato mi andava cercando e mi trovò per istrada.
Credo l’avro seccato abbastanza con tutti questi guai , ma d’altra parte penso avrà piacere sapere tutte queste cose, Mi dispiacque tanto non vederla a Sorrento, l’aspettavamo e ritardai il pranzo pensando che il ritardo fosse dovuto agli inconvenienti del viaggio. Sarà per un altra occasione, non è mica detto che non potremo farlo quando tutto sarà tranquillo.
Attendo quelle tali informazioni per soddisfare il desiderio della Sig.ra mia Amica che attende per accontentare se è il capo la figliuola. (?)
Mi scusi della carta e di qualche scarabocchio, la prima mi manca, gli altri sono dovuti dal chiasso e dai capricci che sta facendo la piccola di mio fratello. Decio ricambia i saluti affettuosamente e mio fratello fa lo stesso, da me molti cordialissimi. Dora Rocco del Giudice La prego di scrivermi a Sorrento, Colli di S.Pietro Piano di Sorrento La presente viene imbucata ai Colli e chissà quando Le perverrà essendo tutte le linee disastrate. Attendo Sue nuove.

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Per approfondire la storia dei bombardamenti subiti da Napoli, si consiglia il sito
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1943v.htm
e la lettura del libro "I cacciatori del Vesuvio - trenta eroici piloti contro cinquecento bombardieri anglo-americani"
Ed. Controcorrente